E’ necessario dare uno sguardo ai dati elettorali in Abruzzo delle ultime elezioni politiche per comprendere i movimenti dei partiti in vista del voto regionale. Il Pdl alleato al Mpa raggiunse in aprile il 43,19% contro il 40,50% della coalizione formata dal Pd e dall’Idv. Uno scarto inferiore al 3%.Le coalizioni presenti sulle schede elettorali il 30 novembre saranno molto probabilmente ben diverse. Ecco che i 48.000 voti dell’Udc, pari al 5,86% iniziano ad essere un obiettivo strategico per entrambi gli schieramenti.E’ il Pd a dover assumere le scelte strategiche più impegnative, dopo la bufera dell’indagine della Procura di Pescara che ha costretto Del Turco alle dimissioni. L’eventuale alleanza del Pd con l’Udc però lascerebbe fuori dalla coalizione i partiti alla sinistra del Pd, che ad aprile raccolsero in totale oltre il 5%. L’alleanza verso il centro, rinunciando al candidato presidente e ai voti della sinistra radicale da un lato o dall’altro l’alleanza subalterna con Di Pietro e la sinistra radicale subendo però una campagna elettorale impostata dall’alleato sulla questione morale e sul rinnovamento della classe dirigente? Di fatto un percorso che potrebbe significare il ribaltamento del peso elettorale all’interno del centrosinistra a favore dell’Idv.
Esiste una tersa ipotesi, ma appare la strada più ardua: una coalizione amplissima, dall’Udc ai comunisti, di contrasto al candidato del centrodestra, guidata da un uomo di sintesi espressione del Pd. Ad oggi questa appare l’ipotesi più difficile da raggiungere, nonostante il forte impegno in tal senso profuso dal sindaco di Pescara e coordinatore regionale del Pd, Luciano D’Alfonso.
Le trattative sono in corso, mentre l’incidente probatorio nel processo a Del Turco, distrae l’opinione pubblica abruzzese.
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